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Uomo e animale, alleati nella lotta alla droga. Nasce il servizio cinofilo della Polizia Penitenziaria, uno strumento in più per la sicurezza nelle strutture penitenziarie

intervista all'agente scelto Gerardo Testa istruttore cinofilo
Attualmente il "neonato" servizio cinofilo conta quattro nuclei, con complessive 16 unità (composte ognuna da un

 conduttore e un cane addestrato), in Piemonte, Lombardia, Lazio e Campania. Ma presto l'Amministrazione elaborerà un decreto istitutivo del servizio, allargandolo a tutt'Italia.
La specializzazione cinofila, che valorizza e accresce la professionalità del Corpo di poliziaa penitenziaria, è coordinata con grande competenza e passione da Giuseppe Rizzo, responsabile dell'Ufficio Centrale della Formazione e Provveditore Regionale del Piemonte.
Gli agenti scelti Gerardo Testa, Angelo De Feo e Giorgio Satta sono al momento i primi tre istruttori a cui fanno capo gli uomini (conduttori) e i loro cani. Tutti e tre svolgono il servizio ad Asti (dove è stato avviato il primo nucleo cinofilo in via sperimentale) a cui sono arrivati dopo avere seguito il corso di sette mesi di specializzazione, teorico e pratico, ad Intimiano (Como).
Abbiamo chiesto all'istruttore Gerardo Testa di spiegare in cosa consiste questo nuovo ed importante servizio.

Agente Testa, come si diventa istruttori cinofili?
" Il mio è un ruolo nuovo. La specializzazione di conduttore di cane antidroga era prevista dal 1995, ma solo quest'anno 16 unità sono state avviate alla frequenza del corso di sette mesi, iniziato a gennaio e terminato alla fine di luglio di quest'anno. Io e altri due colleghi ricopriamo il ruolo di istruttori cinofili, abbiamo cioè il compito di "istruire" le 13 unità esistenti sullo svolgimento del loro servizio. In particolare spieghiamo al conduttore tutto quello che deve sapere sul suo cane, sulla sua psicologia, come deve comportarsi con lui, e forniamo le tecniche per l'esecuzione degli esercizi di addestramento. Il corso di conduttore comprende anche l'insegnamento di diverse materie, affidate ad insegnanti esterni, quali procedura penale, veterinaria (con la quale si impara la conoscenza dell'anatomia del cane e di tutte le sue patologie) e naturalmente si studiano le sostanze stupefacenti: le fasi di lavorazione, come vengono estratte, in quali zone sono coltivate, quali sono i percorsi lungo i quali giungono in Italia, le fasi di occultamento anche sulla persona. Pur trattandosi di un servizio nuovo, è probabile che i risultati positivi avuti dall'esperienza svoltasi fino ad oggi nelle quattro regioni indicate porterà l'Amministrazione a organizzare un corso base per conduttori cinofili, cui seguirà un anno operativo e un successivo corso di specializzazione di ulteriori tre mesi".

In che cosa consiste l'addestramento di un cane antidroga e quanto tempo richiede?
" Innanzi tutto bisogna selezionare il cane (quasi tutti pastori tedeschi) perché non tutti possiedono le caratteristiche necessarie per diventare cani antidroga. Mediamente si trova un cane adatto ogni trenta cani selezionati. Le caratteristiche principali che l'animale deve avere sono: un buon equilibrio dal punto di vista dell'aggressività, un buon temperamento, il cane cioè deve avere una certa predisposizione al gioco e una discreta tempra. La cosa più importante, comunque, è che il cane abbia una spiccata voglia di giocare, che sia sempre allegro, curioso, e che possieda una buona predisposizione ad interagire con l'uomo senza diventare aggressivo. E' importante, inoltre, che il cane sia in ottime condizioni sanitarie.
L'addestramento consiste nel fare giocare il cane con quello che noi chiamiamo il manicotto (un semplice asciugamano avvolto su se stesso), facendoglielo mordere, afferrare e tirare, lanciandoglielo in un primo tempo a vista e poi sempre più lontano, o nascondendolo in una valigia o in una scatola, per allenarlo alla ricerca associata al gioco. Via via si cerca di rendere l'esercizio-gioco sempre più difficile per rendere l'animale sempre più pronto e determinato. Solo nel momento in cui il cane ha il manicotto in bocca, facendo tira e molla, si fa fiutare al cane il narcotico, di modo che l'animale possa associare il gioco che sta afferrando a quell'odore. Così addestrato, il cane in servizio, quando fiuta la presenza di droga (dall'eroina all'hashish, dalla cocaina all'ecstasy, dalla marjuana all'anfetamina) lo segnala al suo conduttore, grattando il terreno con le zampe anteriori, come ha imparato a fare quando ritrova il manicotto nascosto.
L'addestramento richiede almeno sei mesi di tempo, tenendo conto che le ore che vi si dedicano al giorno non sono molte. Un istruttore segue mediamente cinque, sei unità spiegando loro gli esercizi che vengono poi eseguiti individualmente".

Un cane addestrato risponde esclusivamente al proprio conduttore o no?
" Per ottenere un buon lavoro il cane addestrato deve stare con il proprio conduttore e obbedire solo a lui, ma si tratta in effetti di comportamenti piuttosto soggettivi. In genere, la voglia di giocare con il manicotto spinge alcuni cani a superare l'assenza del proprio conduttore, mentre ci sono cani che senza il proprio conduttore non mangiano nemmeno".

C'è chi pensa che i cani antidroga, venendo a contatto con sostanze stupefacenti, possano avere ripercussioni sul loro stato di salute. Si tratta di dubbi fondati?
" Assolutamente no, tengo anzi a precisare che tutti questi timori sono assolutamente infondati. L'animale fiuta solo l'odore, che è quello che poi, come abbiamo detto, associa nella ricerca, e non assimila mai la sostanza. Per un cane l'assunzione anche di una minima dose di stupefacente potrebbe essere letale. Durante l'addestramento non vengono mai usate le sostanze vere, ma le pseudo droghe, ricavate chimicamente, che hanno comunque lo stesso odore di quelle vere. Il cane per questo servizio è un alleato troppo prezioso per l'uomo per poter rischiare di fargli del male".

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