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Pubblichiamo il messaggio del Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Giovanni TINEBRA, in occasione della Festa del Corpo di Polizia Penitenziaria

"La Festa della Polizia Penitenziaria è una delle rare occasioni nelle quali il nostro Corpo esce dall'usuale sfera di doveroso riserbo nel quale espleta le sue funzioni e si porge all'attenzione degli italiani per dar loro il doveroso conto di quanto è stato fatto e del modo

 in cui ha adempiuto ai propri doveri. Ed in proposito intendo subito sottoporVi la riflessione di chi, come me, ha da poco iniziato ad operare all'interno di un mondo a lui sconosciuto in taluno dei suoi molteplici aspetti, anche se, in precedenza, per anni, in virtù delle funzioni espletate aveva avuto con detto mondo innumerevoli contatti.
Ecco: credo che oggi il Corpo di Polizia Penitenziaria si ponga all'attenzione del Paese in una dimensione di grande maturità e serena consapevolezza della complessità dei suoi compiti e della variegata molteplicità dei suoi fini istituzionali; e ciò in un clima di accresciuta efficienza malgrado la progressiva assunzione di nuovi carichi istituzionali e la diversificazione in nuove specializzazioni.
Oggi siamo più consapevoli di dover affrontare problemi nuovi.
Forme di criminalità sino a ieri impensabili - si è detto nei giorni scorsi, subito dopo un fatto criminale, che la storia "del mondo" non sarà più la stessa - ci impongono una considerazione più attenta delle esigenze dell'esecuzione penale e quindi del ruolo della Polizia Penitenziaria.
Un processo di "modernità" - in senso positivo, come efficienza, organizzazione, professionalità, formazione - si è realizzato.
Parecchio si è fatto. Si sono formate, grazie all'impegno di molti, isole evidenti di efficienza nel campo della specificità professionale della Polizia Penitenziaria. Una specificità che è presa a modello anche oltre i nostri confini.
Nel Kosovo, una regione dove le difficoltà sono estreme, i nostri rappresentanti della Polizia Penitenziaria - pochissimi perché di più non ci è possibile fare - sono considerati irrinunciabili.
Un avanzamento grande, effettivo, dunque: che dovrà proseguire.
Vi è inoltre una specificità del ruolo di sicurezza della Polizia Penitenziaria.
Il compito della Polizia Penitenziaria crea sempre e necessariamente un doppio rapporto: non vi è soltanto il rapporto con il cittadino, che vuol essere tutelato rispetto a chi infrange la legge. Vi è anche il rapporto col trasgressore, che deve essere posto in condizione di trovare una collocazione sociale positiva, purché lo voglia.
Dunque: un rapporto duplice e complesso: non soltanto di contenimento, ma anche di costruzione e proposta; non soltanto di contrasto e contrapposizione, ma anche di prossimità e sostegno.
Un "unico" nel panorama della sicurezza.
E ciò richiede un abito peculiare, che è ciò che indichiamo parlando di "umanità" del trattamento.
Quando si parla di Polizia Penitenziaria, "umanità" vuol dire trascorrere gran parte della vita nel contatto continuo con persone difficili: persone delle quali molti parlano, ma con le quali in pochi operano.
Ed in questa prospettiva, Vi assicuro che tutti noi ci adopereremo per far sì che la nostra missione venga svolta al meglio e per intero.
Nel rivolgere un commosso pensiero anche a tutti coloro che nell'adempimento del dovere si sono prodigati fino all'estremo sacrificio, a tutti Voi ed alle Vostre famiglie rinnovo il più caloroso saluto, il mio ringraziamento e gli auguri più sinceri".

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