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Ettore Ziccone

È puntando sulla motivazione e la formazione del personale che il neo provveditore di Padova intende superare le difficoltà esistenti
Dopo la nomina a Dirigente generale, il 24 luglio scorso ho lasciato Firenze per andare a Padova, dove concluderò probabilmente la mia bella e lunga carriera.
Lascio una realtà, quella di Firenze, che negli ultimi anni è

 cresciuta molto, e mi dispiace non potere vedere concluse alcune interessanti iniziative che avevo avviato. Ma sono certo che anche il nuovo incarico sarà complesso e stimolante.
L'atmosfera a Padova mi è sembrata serena, grazie ad anni di conduzione equilibrata. Anche se, naturalmente, i problemi da affrontare e risolvere non mancano e sono davvero gravosi.
Ho già verificato di persona la situazione di alcuni Istituti penitenziari del distretto e ho avuto degli incontri con tutto il personale: con i direttori, con i comandanti di reparto, con i collaboratori d'Istituto penitenziario, o meglio - come sarebbe più giusto chiamarli per l'attività che svolgono in stretta collaborazione con i direttori - con i vicedirettori, e poi con gli educatori, con i sanitari e, ultime ma non meno importanti, con le organizzazioni sindacali.
L'attuale situazione del Provveditorato di Padova si può riassumere in poche battute: diciotto Istituti Penitenziari e sei Centri di Servizi Sociali (più due di prossima apertura e Bolzano e a Rovigo) distribuiti su tre Regioni: Veneto - Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, molto diverse l'una dall'altra per territorio e gestione politico-amministrativa. Pochissime sono le strutture moderne, risalenti ai primi anni novanta: Padova, Vicenza, Verona, Tolmezzo, che costruite con pannelli prefabbricati in cemento armato sono caratterizzate da grandi spazi freddi, ripetitivi e monotoni, spersonalizzanti anche per il personale che vi opera.
Sei fra tutti gi Istituti del distretto risalgono al periodo austro ungarico: Gorizia, Rovigo, Udine, Trento, Bolzano, Rovereto e Trieste.
La Casa circondariale di Pordenone è un vecchio castello del 1400, privo di spazi adeguati e di strutture indispensabili. Si aspetta di potere costruire in tempi rapidi la nuova Casa circondariale di S. Vito, per la quale l'assegnazione del terreno sembra essere prossima. Il consiglio comunale si è già espresso, l'area è disponibile, i vincoli urbanistici sono stati rimossi.
Quanto ai detenuti vi è ovviamente il problema, acuitosi nell'ultimo decennio, del sovraffollamento e della ricettività degli Istituti:
3.597 detenuti per una capienza tollerabile massima di 2.016;
di cui 1.769 sono stranieri;
il 30% sono tossicodipendenti;
1.730 sono imputati (poco meno del 50%).
A questi vanno aggiunti i casi di affidamento in prova al servizio sociale, i casi di detenzione domiciliare, i casi di sanzioni sostitutive alla detenzione, i casi di persone sottoposte alla libertà vigilata per un totale di circa 1.000 persone.
E, infine, il personale, che mi è sembrato, motivato, impegnato, deciso a volere un'Amministrazione migliore e più efficiente, per potere con orgoglio svolgere il proprio ruolo. Un ruolo certamente importante ma non facile che è quello, in cui altri - la famiglia, la chiesa, gli amici - hanno fallito: nel rispetto della dignità dell'uomo e dei diritti umani restituire alla società uomini migliori.
Un compito arduo, ma che può costituire una scommessa affascinante.
In questo momento così difficile per l'Italia in cui il mirino è puntato anche sull'Amministrazione Penitenziaria credo che, se vogliamo vincere questa scommessa dobbiamo chiedere molto ai nostri uomini, ma molto dobbiamo dare in termini di rispetto per le funzioni da loro svolte. Nel mio piccolo cercherò di fare il meglio, e quindi il massimo, per raggiungere questo obiettivo.
Soprattutto evitando di usare come strumento di gestione del personale inutili pressioni di tipo disciplinare, ma fornendo migliori servizi e strutture e organizzando attività di formazione e aggiornamento. Lavorando, cioè, sul senso di appartenenza alla Amministrazione Penitenziaria, sul benessere e sulla motivazione al servizio.
Sarà fondamentale, certo, l'incremento di organico, soprattutto dei profili professionali degli educatori, degli assistenti sociali e della Polizia Penitenziaria, che attualmente sono veramente pochi: in tutto solo 35 Educatori Coordinatori, 4 direttori di Area pedagogica, 62 Assistenti sociali e 2.431 unità di Polizia Penitenziaria.
Ma questo è un problema che potrà essere risolto in tempi brevi con il completamento delle procedure degli ultimi concorsi. Ho sempre svolto il mio lavoro con grande sacrificio e entusiasmo. Ed è mia soddisfazione l'avere raggiunto tanti obiettivi. Ho speranza e fiducia che ciò sia possibile anche in questa nuova sede.

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