Questo sito web utilizza i cookies tecnici. I cookies non possono identificare l'utente. Se si proseguirà nell'utilizzo del sito si assumerà il consenso all'utilizzo.
Se si desidera utilizzare i siti senza cookie o volete saperne di più, si può leggere qui

Condividi

Intervento di Linda Moroni responsabile progetto Cilo di Rebibbia
"Il primo sportello cerca-lavoro per detenuti ed ex detenuti, il Cilo (Centro di iniziativa locale per l'occupazione) di Rebibbia, è nato da un concorso indetto dal Comune di Roma nel gennaio 2000

 e la sua attività, iniziata il 16 luglio 2001, è stata affidata alla Società "A.T.I.", vincitrice del Concorso, costituita dal Consorzio" Informagiovani" di cui sono presidente e dalla Società "Soluzioni".
L'obiettivo del progetto è quello di costruire un percorso perché il periodo della pena sia rivolto, secondo quanto prevede la Carta costituzionale, alla riabilitazione, costruendo una vera educazione al lavoro all'esterno e all'interno del carcere per detenuti ed ex detenuti. Più nello specifico le attività dello sportello sono mirate a fornire servizi di informazione, orientamento per l'inserimento occupazionale dei detenuti ed ex detenuti e consulenza e assistenza per chi tra essi vuole intraprendere un'attività imprenditoriale.
Il progetto prevede una fase preliminare di informazione e orientamento, la realizzazione di laboratori di ricerca attiva del lavoro e quelli di impresa.
Un locale esterno al carcere è stato attrezzato con computer, fax, stampante, fotocopiatrice, linea telefonica, Internet e vi è stata installata la banca dati prevista che contiene informazioni su concorsi pubblici, graduatorie di esami, contratti di formazione lavoro, corsi regionali di formazione professionale, borse di studio internazionali e estere, corsi di laurea e di specializzazione post laurea, tirocini e stage in Italia e all'estero.
In un altro locale invece all'interno del carcere è stato allestito uno sportello, dove avvengono i colloqui con i detenuti, che è aperto cinque giorni alla settimana per un totale di diciotto ore, con la presenza di due operatori supportati da un consulente d'impresa e da uno psicologo per cinque ore settimanali. In questa prima fase conoscitiva, mediante la compilazione di questionari e attraverso i colloqui, si cerca di individuare le professionalità, il livello di studio, le esigenze e i bisogni dei detenuti. Fino ad oggi sono stati svolti circa 60 colloqui individuali, tra questi 6 detenuti hanno già delle idee imprenditoriali da realizzare.
Il 66 per cento di coloro che hanno provveduto alla compilazione del questionario ha conseguito (o sta per conseguire) all'interno dell'Istituto un diploma di scuola media superiore (ragioneria) o di qualifica professionale (operatore turistico), il 21 per cento possiede un diploma di scuola media inferiore, il restante 13 per cento ha fatto solo le elementari.
Le esperienze lavorative passate sono risultate piuttosto discontinue, malgrado ciò dall'analisi dei questionari è emersa la presenza di esperienze lavorative nel settore edile, nell'industria, nei trasporti, nel commercio e nell'agricoltura e nella ristorazione.
Nelle fasi successive del percorso progettuale, sarà impegno del Cilo di procedere alla creazione di una banca dati di imprese disponibili ad inserire detenuti ed ex detenuti, in questo senso sarà importante l'azione di conoscenza e di supporto che a partire dall'Amministrazione Comunale verrà realizzata per far conoscere alle imprese gli incentivi previsti dalla nuova legislazione, così come sarà importante la sensibilizzazione degli Enti istituzionali preposti affinché si facciano maggiormente carico delle problematiche connesse all'inserimento lavorativo dei detenuti.
È necessario che tutti cooperino a questo obiettivo, lo "snellimento" degli aspetti burocratici, investimenti adeguati alla struttura carceraria, in termini di spazio. La situazione della Casa circondariale di Rebibbia è sicuramente una postazione privilegiata. La nostra esperienza ce lo dimostra. Va posto con forza l'impegno di tutti perché si realizzino risultati concreti.
L'impegno dell'Assessore del Comune, del Direttore del carcere, del Capo del Dap sono fondamentali. Così come il mondo imprenditoriale deve contribuire. Noi ne abbiamo bisogno perché il nostro lavoro dia i frutti che la società e i detenuti si aspettano. A noi spetta il ruolo di facilitare i percorsi previsti dalla legge".

Joomla templates by a4joomla