Questo sito web utilizza i cookies tecnici. I cookies non possono identificare l'utente. Se si proseguirà nell'utilizzo del sito si assumerà il consenso all'utilizzo.
Se si desidera utilizzare i siti senza cookie o volete saperne di più, si può leggere qui

Condividi

La presenza e l'impegno della Polizia Penitenziaria nella cronaca di giornate "difficili"
Alfonso Sabella, magistrato, capo dell'Ispettorato del DAP, coordinatore della Polizia Penitenziaria al G8 di Genova

Coinvolta poco più di un mese prima dell'inizio del Vertice, l'Amministrazione Penitenziaria ha dato prova di grande capacità organizzativa, frutto della sinergia tra le strutture incaricate e dell'eccezionale impegno degli uomini impiegati.
Il piano prevedeva di immatricolare direttamente gli arrestati a Genova e trasferirli in carceri lontane dalla città, in modo

da non esporre oltremodo gli istituti liguri e in particolare Marassi, situato a ridosso della "zona rossa", a pericoli di disordini interni o di assalti esterni.
Bisognava inventarsi tutto: i posti per i detenuti, gli uffici matricola "volanti" con i necessari collegamenti telematici, infermerie attrezzate anche per assistere i detenuti rimasti intossicati dagli agenti irritanti dei gas lacrimogeni, reparti ospedalieri per gli arrestati con condizioni fisiche incompatibili con la detenzione inframuraria e, al contempo, controllabili da un numero non eccessivo di unità di personale, una centrale operativa per le traduzioni e gli indispensabili collegamenti radio (era facile prevedere interruzioni, come poi si è verificato, delle comunicazioni telefoniche cellulari), previsione di soluzioni alternative per le traduzioni in caso di blocchi stradali, predisposizione dei necessari supporti operativi, e quant'altro.
E poi i numerosi problemi logistici: reperire il personale, trovargli un alloggio a Genova e addestrarlo adeguatamente, soprattutto affinché venissero memorizzate le strade, i percorsi alternativi; individuare i mezzi necessari e portarli nel capoluogo ligure, attrezzando anche un'officina mobile per eventuali problemi meccanici; liberare i posti-detenuto nelle carceri ove portare i detenuti e rinforzare l'organico in tali istituti; stabilire canali di collegamento fissi con la magistratura per gli adempimenti connessi alla convalida degli arresti e con le altre Forze di Polizia per assicurare la vigilanza esterna degli istituti genovesi e per avere, in tempo reale, le necessarie notizie sulle condizioni di ordine pubblico.
Ma per l'inizio del vertice era tutto pronto.
Nei giorni precedenti erano giunte a Genova quasi 400 unità di personale di Polizia Penitenziaria: 170 appartenevano al Servizio Centrale Traduzioni e Piantonamenti, 160 al Gruppo Operativo Mobile, tutti addestrati e, ormai, perfetti conoscitori di strade e percorsi, venti unità del Servizio Navale stazionavano al porto con tre motovedette con il compito di intervenire in caso di blocco totale della viabilità cittadina, un'altra trentina operava nei siti penitenziari di Bolzaneto e Forte San Giuliano e, infine, c'erano alcune unità del Servizio di Rappresentanza del Corpo.
Ma sono stati molti di più gli uomini e donne impiegati per l'operazione. Infatti 160 neo agenti del 148° Corso erano giunti negli istituti penitenziari interessati ad ospitare i detenuti e in quello di Marassi per rinforzarne gli organici, altre 120 unità di personale (suddivise in gruppi di 30) erano state dislocate in 4 sedi diverse (Torino, Milano, Piacenza e Livorno) e pronte ad intervenire qualora le risorse disponibili su Genova non fossero risultate sufficienti.
E poi, c'era anche il personale sanitario: 10 medici e 12 infermieri professionalmente qualificati, alcuni giunti nel capoluogo ligure da altre parti d'Italia.
L'alloggio a tutto il personale era stato assicurato ricorrendo alla Scuola di Formazione di Cairo Montenotte, alla caserma agenti della Casa di reclusione di Alessandria, a quella, nuovissima, consegnata in anticipo per l'occasione ed arredata in tempi record, di Genova Pontedecimo e, infine, ad alcuni posti letto concessi dalla Questura di Genova presso la c.d. cittadella militare in zona Fiera.
Da Marassi erano stati sfollati cento detenuti ed erano stati resi disponibili nella Casa di reclusione San Michele di Alessandria e nelle Case circondariali di Pavia e Voghera, complessivamente, 464 posti per detenuti di sesso maschile; nelle Case circondariali di Voghera, Vercelli e Don Soria di Alessandria, si erano individuati altri 75 posti per le donne arrestate. In caso di insufficienza di tali posti era stato previsto il ricorso al nuovo carcere di Milano Bollate.
Presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Forte San Giuliano e presso il IV Reparto Mobile della Polizia di Stato di Bolzaneto, operavano, fin dal 17 luglio, due siti penitenziari, ciascuno dotato di un ufficio matricola con tre terminali attivi (appositamente installati dal S.I.S.), fax e valigetta informatica, un'infermeria attrezzata con lettini per breve degenza, gli strumenti ed i farmaci necessari per assistere i pazienti intossicati dai gas lacrimogeni, due ambulanze a disposizione per le emergenze, la sala perquisizioni, il casellario.
Le macchine blindate del G.O.M. e i mezzi del Servizio Centrale Traduzioni e Piantonamenti erano stati portati nei siti: per lo più pullman a Bolzaneto e furgoni blindati a Forte San Giuliano (da qui, infatti, c'era da percorrere un tratto cittadino interessato da frequenti manifestazioni).
L'officina mobile, appositamente potenziata ed attrezzata, era sui luoghi per ogni emergenza, così come il pulmino informatico per i necessari interventi tecnici, messi a disposizione dal G.O.M.
Nella grande sala mensa della caserma di Pontedecimo era stata istituita la centrale operativa. I ponti radio erano stati tutti istallati e testati e i relativi collegamenti risultavano perfettamente funzionanti su tutti i percorsi interessati.
Le strade erano percorse da moto di copertura del G.O.M. con personale in abiti borghesi con il compito di controllare le condizioni di viabilità cittadina e comunicare via radio eventuali blocchi o pericoli.
Nella sala operativa interforze della Questura di Genova operavano due unità di personale di Polizia Penitenziaria in costante contatto con la centrale operativa di Pontedecimo.
Nel palazzo di Giustizia era stato istituito un ufficio di collegamento con l'Autorità Giudiziaria, ufficio che ha fornito anche, con alcune autovetture blindate del G.O.M., i supporti logistici ai G.I.P. e ai P.M. impegnati nelle udienze di convalida presso gli istituti ove venivano condotti gli arrestati, compiti questi svolti con tanta capacità e professionalità da ricevere, a conclusione del vertice, gli elogi per iscritto dei massimi vertici della Magistratura genovese.
Gli ospedali "San Martino" di Genova e "Villa Scassi" di San Pier d'Arena avevano messo ad esclusiva disposizione dell'Amministrazione Penitenziaria, ciascuno, una ventina di posti letto tutti concentrati in un unico reparto.
I due istituti penitenziari di Genova (e Marassi soprattutto) erano esternamente vigilati da contingenti di altre Forze di Polizia.
La rappresentanza del Corpo era assicurata da personale in uniforme all'ingresso principale di Palazzo Ducale, sede del vertice, e di fronte alla Stazione Marittima, dove si sono svolti gli eventi collaterali. Inoltre, all'interno della zona rossa, intorno a Palazzo Ducale, si muovevano alcune delle nuovissime moto con i colori del Corpo e una motovedetta della Polizia Penitenziaria concorreva con le altre Forze di Polizia al controllo dell'area portuale antistante i posti di ormeggio delle due grandi navi che ospitavano i partecipanti al vertice: la European Vision e la Mistral.
E ciò senza considerare il ruolo svolto, per conto della Struttura di Missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, da alcuni appartenenti alla Polizia Penitenziaria che hanno curato le procedure di accredito di tutti i partecipanti al vertice, dai Capi di Stato e di Governo fino ai giornalisti.
Le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria impiegati per il vertice G8 hanno svolto i loro compiti con grande professionalità e sacrificio. Hanno lavorato incessantemente, giorno e notte, senza mai guardare ai massacranti turni di servizio loro imposti, senza lamentarsi, con la piena coscienza di svolgere un ruolo delicatissimo in un momento difficile e consapevoli dei rischi cui quotidianamente erano esposti.
E quando gli eventi li hanno chiamati a compiti tanto critici quanto imprevisti, non si sono tirati indietro.
Gli uomini di Marassi, successivamente supportati da quelli del G.O.M., sono scesi per strada per difendere la "loro" struttura, assaltata il 20 luglio da un gruppo numeroso di manifestanti ed oggetto del lancio di alcune bombe molotov, eventi questi che avevano costretto al ritiro il contingente delle altre Forze di Polizia che doveva assicurarne la sicurezza esterna.
Il personale che operava a Forte San Giuliano all'interno del Comando Provinciale dei Carabinieri, letteralmente assediato per due giorni dai manifestanti, si è esposto in prima linea nella difesa della caserma, bloccando i cancelli di accesso con i propri furgoni e schierandosi nei punti di ingresso e sulle mura esterne, incurante dei frequenti lanci di pietre e costretto a respirare gli stessi gas lacrimogeni impiegati dalla Polizia di Stato per disperdere la folla. Il contributo prestato in tali frangenti dal personale di Polizia Penitenziaria è stato riconosciuto dallo stesso Comandante Provinciale dei Carabinieri di Genova che ha, ufficialmente e per iscritto, ringraziato.
I medici e gli infermieri dell'Amministrazione Penitenziaria hanno dato prova di professionalità soccorrendo i poliziotti ed i carabinieri feriti e visitando immediatamente, al di là dei loro compiti istituzionali, tutti i manifestanti a qualunque titolo condotti nelle strutture di Polizia e Carabinieri, ivi compresi coloro che non sarebbero poi stati consegnati all'Amministrazione Penitenziaria.
Ma è nella normalità (se può trattarsi di normalità nella Genova di quei giorni) che il personale non ha deluso. Le immatricolazioni sono state veloci e complete, le perquisizioni accurate, le traduzioni si sono svolte regolarmente, senza intoppi e in condizioni di massima sicurezza, le visite mediche di primo ingresso, pur nella rapidità imposta dalla situazione, sono state meticolose (nessuno dei manifestanti tradotti, e molti erano feriti, ha subìto conseguenze fisiche), i piantonamenti negli ospedali, nonostante le forti tensioni esterne, sono stati attuati senza problemi, l'accoglienza dei detenuti nelle carceri di destinazione è stata ineccepibile.
Certo, quanto sembra essere emerso dopo la conclusione del G8, getta qualche ombra sull'operato di alcune singole unità di personale, ma anche quando venisse accertato qualche episodio di abuso, non potrà mai compromettere il prestigio di quegli appartenenti all'Amministrazione Penitenziaria che, ancora una volta, hanno dato sicura prova del loro attaccamento al dovere, della loro dedizione al servizio e delle loro grandi capacità umane, morali e professionali.

Joomla templates by a4joomla