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Intervento di Elisabetta Beccai, educatore, coordinatrice dell'area pedagogica
"Sono in quest'istituto dal 1990 e, assieme alla mia collega, lavoriamo in una situazione ottimale, perché il numero dei detenuti, circa 50, è adeguato al nostro impegno. Io faccio parte degli educatori "anziani", ho cominciato a lavorare infatti nel 1979, quando la figura

dell'educatore cominciava ad entrare all'interno dell'Amministrazione ed ho fatto tutte le esperienze di tipo penitenziario classico. Mentre in altri istituti si è oberati da una mole enorme di lavoro, appesantito spesso da molta burocrazia, qui conosciamo bene una per una le persone e i loro problemi. Anche se trattiamo con ragazzi che hanno gravi problemi di tossicodipendenza, posso dire che qui si lavora molto bene, in tandem con gli psicologi. Consideriamo questa esperienza un momento molto importante, perché riusciamo a dare dei contenuti al carcere, cercando di toglierne la componente afflittiva, avviando la crescita e la progettazione di un futuro diverso. Grazie anche al supporto del SERT, seguiamo questi ragazzi con gravi problemi, sui quali continuiamo a vigilare ininterrottamente. Alla luce di questa mia esperienza, credo di poter affermare che noi operatori pedagogici avremmo bisogno di un supervisore esterno che in qualche maniera ci scarichi dalle tensioni che questi ragazzi ci trasmettono e possa facilitare il chiarimento tra noi, per trovare soluzioni sempre più idonee e mirate ai problemi dei ragazzi".

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