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Il personale del carcere marchigiano, motivato e preparato, opera con impegno tra carenze di organico e difficoltà strutturali
Giuseppe Mazzella
Incontro con Manuela Ceresani direttrice del Carcere di Pesaro
La casa circondariale di Pesaro si trova alla periferia della città da cui dista circa nove chilometri, in località Villa Fastiggi. Il carcere, a pianta

esagonale, è stato aperto nel 1989, sostituendo la vecchia struttura di Rocca Costanza: oggi accoglie anche i detenuti provenienti dall'istituto dismesso di Urbino. La struttura è, rispetto al centro storico, in una posizione defilata ed emarginata, secondo un indirizzo invalso negli anni Ottanta, e ciò rende più difficile il dialogo tra le risorse umane e professionali che operano nell'istituto penitenziario e le istituzioni e i cittadini. Manuela Ceresani, da due anni direttore del carcere, ne è assolutamente convinta. "Solo con una maggiore compenetrazione tra istituto di pena e città - afferma - sarà possibile ottimizzare il lavoro svolto all'interno delle mura e rendere efficace l'azione trattamentale nei confronti dei detenuti". Pesaro, raccolta nella vallata del fiume Foglia tra le pendici dei colli Ardizio e San Bartolo e aperta a levante sull'Adriatico, è nota oggi oltre come città della musica, per essere la patria di Gioacchino Rossini, anche per la fiorente attività legata al mobile e alla ceramica. Un'industria che necessita sempre più di mano d'opera specializzata che non sempre è possibile trovare sul posto. Ecco perché, attingendo anche alla "risorsa-carcere", e impiegando il tempo della detenzione per creare nuove professionalità, sarà possibile sopperire a questa mancanza e rendere un servizio alla città.
La dottoressa Ceresani, originaria di Ancona, nell'Amministrazione Penitenziaria dal 1991, ci accoglie nel suo studio e così ci parla del suo impegno professionale: "Già nel corso dei miei studi universitari, mi ero interessata molto all'esecuzione della pena, anche se il mio primo lavoro è stato nel settore privato. Sentii subito, però, l'esigenza di svolgere un'attività meno meccanica e più vicina ai bisogni reali della persona. Scelsi allora di partecipare al concorso di direttore d'istituto penitenziario. I primi incarichi come vice-direttore furono a Rimini e poi a Parma, e come direttore a Fossombrone. Complessivamente il carcere di Pesaro ospita 250 detenuti, di cui 14 donne, divisi in sette sezioni, con un'età media tra i 30 e i 35 anni. Quasi la metà di essi è di provenienza extracomunitaria, il 20-30 per cento sono marchigiani o delle regioni limitrofe e i rimanenti provengono da altri istituti, soprattutto del Nord. I detenuti definitivi presenti nel carcere di Pesaro scontano condanne che arrivano al massimo a cinque anni di detenzione. L'elevato numero di detenuti, a fronte dell'insufficiente organico di personale impiegato, rappresenta un problema per la gestione, cui si aggiungono i limiti strutturali dell'istituto. Infatti, nonostante l'ampia superficie su cui si estende l'edificio carcerario, gli spazi occupati dai laboratori e dalle sale colloquio, anche per la presenza di detenuti sottoposti al regime di alta sicurezza, risultano insufficienti per le esigenze quotidiane della vita dell'istituto. Anche il campo sportivo e la palestra sono insufficienti per le necessarie attività sportive. E, come se non bastasse, un'estesa infiltrazione d'acqua interessa l'intera copertura del carcere, mentre un'umidità diffusa minaccia l'ufficio degli educatori, quello del comandante e gli alloggi demaniali.
Ancor prima delle carenze strutturali dell'edificio, i problemi più gravi sono però rappresentati dal sovraffollamento e dalla mancanza di personale, ridotto oggi a circa 145 unità, compreso il Nucleo Traduzioni e Piantonamento. A seguito, poi, della promozione di molti agenti di Polizia Penitenziaria nel ruolo degli ispettori, a Pesaro possiamo contare su un cospicuo numero d'ispettori, mentre abbiamo una forte carenza d'agenti, molti dei quali formatisi anni fa e su vecchi modelli. Mancano, quindi, nuove leve".
Le difficoltà evidenziate dal direttore Ceresani sono condivise anche dal vicedirettore Debora Mieli, che si sofferma sulle difficoltà nell'assicurare al personale le condizioni minime per operare. "A Pesaro - conferma - l'emergenza principale resta la carenza degli organici. In alcuni momenti non si riesce ad assicurare l'indispensabile, neanche i diritti contrattualmente stabiliti".
"In questi ultimi anni - continua la dottoressa Ceresani - proprio per qualificare meglio il personale, abbiamo svolto dei corsi d'aggiornamento, che hanno interessato un terzo del personale, ma ci siamo dovuti bloccare a causa della scarsità dei fondi. Sono convinta, infatti, che il nostro lavoro necessiti sempre più di personale con una preparazione adeguata non solo nella fase iniziale, ma che continui durante tutto il percorso professionale. Non abbiamo invece, fortunatamente, grossi problemi per la provenienza del personale che per più della metà è della zona - molti provengono anche dal carcere d'Urbino - mentre quelli del Sud si sono felicemente radicati a Pesaro.
Per quanto riguarda le attività scolastiche, grazie alla collaborazione della "Scuola Media Olivieri" di Pesaro, possiamo offrire ai detenuti un corso di 150 ore, che comprende anche l'insegnamento della lingua inglese e un corso d'alfabetizzazione rivolto agli stranieri, sia per la sezione maschile, che per quella femminile. Altri corsi di formazione, gestiti dal "Centro per l'impiego" di Pesaro, tramite la scuola professionale, saranno realizzati nei settori della tipografia e grafica computerizzata e della ceramica. Con il corso di tipografia sarà inoltre ripresa la pubblicazione del giornalino interno La macchia d'inchiostro.
Per quanto riguarda le attività sportive, la palestra, come già ricordato, è del tutto insufficiente e l'unico campo sportivo, nonostante l'impegno assiduo dell'associazione sportiva UISP, non ci permette al momento di organizzare manifestazioni rivolte a compagini esterne, come avveniva per il passato. Quello che realizzeremo quest'anno, ma solo per la sezione femminile, sarà un corso di ginnastica.
A Pesaro il problema più urgente per i detenuti è certamente la mancanza di attività lavorative che si riducono ai lavori domestici e che impegnano solo circa il 10 per cento della popolazione carceraria. Molte sono però le novità in arrivo, che fanno sperare in un radicale cambiamento di direzione. Movendoci con i progetti finanziati dall'Unione Europea nell'ambito delle iniziative Equal, stiamo per ottenere alcune lavorazioni all'interno dell'istituto. L'iniziativa, realizzata in collaborazione con la Confartigianato di Pesaro e con la CORAMA, un'associazione che riunisce imprenditori e aziende del settore del mobile, è stata da noi proposta al ministero del Lavoro, in collaborazione con un'Agenzia di formazione. Partendo dal presupposto che Pesaro ha bisogno di mano d'opera specializzata, la Confartigianato provvede a ricercare per le aziende alcuni profili professionali, come il falegname, il verniciatore, il saldatore, che non riescono a reperire all'esterno. Un'iniziativa che s'inserisce nel più ampio protocollo d'intesa sottoscritto di recente tra la Regione Marche e l'Amministrazione Penitenziaria, in cui uno dei punti cardini è proprio la formazione e il lavoro nei confronti dei detenuti, inteso sia come lavorazione penitenziaria sia come inserimento esterno del lavoratore.
In attesa di queste nuove opportunità, altre iniziative sono state intraprese dalle scuole di Pesaro e dal Comune. "Scuola e Carcere", promuove ogni anno l'incontro ideale con la cittadinanza, attraverso l'esposizione e la vendita di presepi e opere in ceramica realizzati dalle scuole e dai detenuti che, esposti in un mercatino, sono poi venduti per beneficenza. A creare simpatia e interesse verso l'istituzione carcere contribuiscono molto anche i tanti volontari, appartenenti per lo più all'associazionismo cattolico, che frequentano il nostro istituto dove hanno creato un gruppo di discussione che si riunisce una volta la settimana per affrontare le problematiche più urgenti dei detenuti. Altri volontari dell'associazione "Isaia", hanno dato vita ad un corso d'informatica per la sezione d'alta sicurezza, mentre per le detenute è stato organizzato un corso per l'apprendimento della musica. Un'altra iniziativa importante che merita di essere ricordata è quella di "Casa Paci", la cooperativa sociale che si occupa dell'inserimento lavorativo e dell'accoglienza di quei detenuti che, una volta usciti, non hanno la possibilità di ritornare nei luoghi di residenza.
Diciamo che, rispetto ad altre realtà, a Pesaro esiste una buona attenzione da parte dei cittadini e delle istituzioni. In questo mese di dicembre, attraverso un protocollo d'intesa già sottoscritto con l'Assessorato alla Formazione della Provincia di Pesaro, apriremo anche uno sportello lavoro all'interno del carcere che, attraverso una banca dati che raccoglierà i profili professionali dei detenuti, favorirà la loro formazione e l'inserimento nel mondo del lavoro.
È chiaro che per migliorare ulteriormente il nostro impegno professionale, spesso troppo minuziosamente regolamentato, abbiamo bisogno di maggiore semplificazione burocratica, così da operare con più speditezza. Nella mia esperienza, quindi, avverto sempre più la necessità di maggiore semplificazione e di maggiore autonomia per gli istituti e per i Provveditorati. Anche per quanto riguarda il ruolo di direttore, stiamo vivendo un momento di grossa incertezza, per essere chiamati ad assolvere nuovi compiti, spesso senza averne i mezzi e la qualifica. L'introduzione di nuove figure professionali, che hanno delle autonomie decisionali, come il direttore d'area pedagogica o d'area contabile, stanno cambiando inevitabilmente anche il profilo del direttore d'istituto, avviandolo verso una direzione che non appare però ancora chiara. Tutto questo richiede qualifiche di tipo diverso rispetto a quelle attualmente possedute. Sarebbe utile che il nostro Dipartimento facesse luce su tutto questo.
Io credo molto in un'attività trattamentale che sia veramente strutturata, cioè proiettata in uno scambio proficuo tra interno ed esterno. Quello che mi piacerebbe contribuire a realizzare, è un sistema per cui il carcere sia inserito in maniera funzionale all'interno del territorio, al pari delle altre istituzioni. Questo non solo per un discorso d'acquisizione di mano d'opera, ma anche per quello che il carcere può dare come risorsa. Bisogna sfatare il fatto che il carcere sia un luogo buio, ghettizzato, oscuro. I detenuti, che hanno sicuramente commesso dei reati, e quindi devono scontare una pena, rimangono comunque persone su cui "lavorare", per poterle reinserire e per non disperdere le risorse che possiedono".

L'Istituto in cifre

Tipo: casa circondariale
Indirizzo: Via Fontesecco, 88
Anno di costruzione: 1989
Modello architettonico: pianta esagonale
Capienza detenuti: 140
Presenza effettiva: 250
Numero sezioni: 7
Numero di camere detentive: 49

Elementi specifici

Strutture sportive: campo di calcio, palestra
Ricreative: sala polivalente, sala teatro, salette nelle sezioni
Religiose: -
Lavorative: -
Spazi sociali: cortile di passeggio polivalente, aule scolastiche, biblioteca, aule corsi professionali

Organici

Personale di Polizia Penitenziaria: 145 unità
Uomini: 130
Donne: 15
Personale area educativa: 1 direttore coordinatore Area Pedagogica, 3 educatori

Rapporti con

Volontariato: 4 volontari Art. 78
OP - 10 volontari Art. 17 OP
Enti locali: Provincia, Comune
Altri enti: Provveditorato agli studi, Regione, comunità terapeutiche

Attività

Scolastiche: corsi di scuola media, alfabetizzazione, educazione musicale
Culturali: corso di informatica, gruppo di discussione, biblioteca
Ricreative: dama, pittura
Altro: attività sportive

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