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Parlano il Comandante Riccardo Secci e l'ispettore Tiziano Tontini
L'ispettore Riccardo Secci, 34 anni, originario di Ravenna, comandante a Pesaro dal giugno 1998, ci parla dei compiti cui è chiamato quotidianamente: "La mia è stata senz'altro una scelta vocazionale. Mio padre, infatti, è un ex-comandante di reparto a Rimini, mio nonno è

stato brigadiere degli Agente di custodia, e anche il mio bisnonno sembra aver ricoperto un incarico simile. Sono entrato nell'Amministrazione nel 1986. Dopo un'esperienza a Forlì, dal 1991 sono a Pesaro dove ho assunto il comando nel giugno 1998. Attualmente il reparto da me diretto è composto da 145 unità, sensibilmente ridotto rispetto alle 160 originarie previste per una popolazione carceraria di 140 detenuti. Qui cominciano subito le dolenti note. Con l'organico attuale, infatti, bisogna provvedere a ben 250 detenuti. Pesaro è una realtà a luci ed ombre. Le luci sono rappresentate dal fatto che c'è del personale giovane, che ha voglia di lavorare e con un buon livello professionale. La maggior parte dei ragazzi sono della zona o delle regioni limitrofe e quelli provenienti dal Meridione si sono bene ambientati. Basti dire che abbiamo solo quattro o cinque che vivono in caserma. La città offre alloggi a costi accettabili e un livello di vita sicuramente soddisfacente, per cui non soffriamo del turn over caratteristico di tanti altri istituti del Nord. Ciononostante è evidente che il personale è insufficiente e nei prossimi mesi avremo un ulteriore assottigliamento di una decina d'unità, che andranno a fare il corso da vice sovrintendente. A Pesaro spesso arrivano detenuti da alcuni istituti del Nord, tra cui Milano Opera, che "sfolla", quando ci sono le condizioni per poterlo fare, con una certa regolarità.
Se si considera poi che 14 agenti sono impegnati nel servizio Traduzioni e Piantonamento, è facile capire quanto gravoso risulti il nostro compito. Pesaro deve provvedere, tra l'altro, ai circa 50 detenuti ad alta sicurezza, per i quali spesso siamo costretti a trasferte in regioni a rischio come la Sicilia, la Campania e la Calabria". L'ispettore Tiziano Tontini, dall'aprile 1996 comandante del Nucleo Traduzioni e Piantonamento, conferma "la difficoltà nell'espletamento del servizio a causa della carenza di personale e degli automezzi obsoleti che attendono da tempo di essere rinnovati". "La popolazione carceraria - spiega ancora l'ispettore Secci - è per il 50 per cento formata da extracomunitari, di provenienza maghrebina e dell'area balcanica, ospitati in sette sezioni, di cui una femminile con 14 detenute. Ad aggravare la situazione è l'imponenza della struttura che tende ad essere dispersiva. Secondo i calcoli fatti dal Provveditorato siamo sotto organico di una cinquantina d'unità.
Per migliorare il nostro lavoro credo che non sia sufficiente però solo l'aumento d'organico, ma bisogna lavorare diversamente sui vari profili professionali. In un ambiente di lavoro come questo, tutto standardizzato, creare dei profili professionali, darebbe alle persone degli stimoli diversi. Non è pensabile di dover provvedere per anni al controllo del muro di cinta. Per quanto riguarda i mezzi materiali, noi oggi stiamo lavorando con veri cimeli e con pochissimo materiale, spesso mal ridotto. Io però confido molto nel futuro e credo nell'Amministrazione Penitenziaria e nel lavoro che faccio. Il nostro è certamente un compito gravoso, ma dieci anni di transizione sono un periodo abbastanza lungo per apportare le necessarie modifiche. Il primo importante passo è stato, finalmente, fatto con l'istituzione del ruolo direttivo. Le nuove figure, in una collaborazione interforze alla pari, potrà dare ottimi risultati. Ritengo, infatti, che il carcere sia un'importante fonte informativa. Noi da tempo collaboriamo attivamente con i Carabinieri, e veniamo chiamati per motivi d'ordine pubblico anche all'esterno. Tutti compiti che migliorano la nostra professionalità e visibilità. Tutto questo dà certamente un forte impulso al nostro lavoro".

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