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Parlano Enrichetta Vilella, direttore coordinatore dell'area pedagogica e Marina Fabbri, educatore coordinatore
"Sono qui solo da pochi mesi e provengo da Milano Opera - dice Enrichetta Vilella. Per quanto riguarda le attività culturali, con l'educazione scolastica curiamo con buoni esiti anche il servizio biblioteca. Oltre alle figure

istituzionali che operano nel carcere, ci avvaliamo della collaborazione di alcuni volontari che manifestano una buona competenza e sono di grande aiuto nel nostro lavoro. Quello che mi sembra importante sottolineare è che il nostro lavoro, delicato e impegnativo, spesso è condizionato da un'eccessiva burocratizzazione. Per questo motivo potrebbe essere utile delegare ad altre risorse del territorio, come gli sportelli-lavoro, che si apriranno quanto prima all'interno del carcere, quelle incombenze specifiche, così che noi potremmo riappropriarci del coordinamento, occupandoci più a fondo dei singoli detenuti e delle loro problematiche. Nuove risorse umane e professionalmente preparate sarebbero necessarie in un istituto così affollato come questo. Nella mia esperienza ho potuto rilevare che i detenuti collaborano di più, anche se spesso questa collaborazione si traduce solo nella coscienza e conoscenza di aver accesso a maggiori diritti e benefici previsti dalla legge".
Marina Fabbri, educatore coordinatore a Pesaro dal 1989, mette il dito sulla piaga principale dell'istituto: la mancanza di lavoro per i detenuti. "Tra la popolazione detenuta abbiamo la grande esigenza di lavoro. Perché i lavori domestici sono del tutto insufficienti. Specie gli stranieri che non hanno famiglia, che non hanno mezzi e nessuno a cui chiedere aiuto, si trovano in condizioni estreme, specie una volta usciti. Non è difficile in queste condizioni per loro tornare a delinquere. In questo campo conduce un'opera preziosa l'associazione "Papa Giovanni" che dà una mano nell'accoglienza e anche nell'impiego presso una cooperativa che produce prodotti biologici. Nel nostro lavoro, però, spesso molto è lasciato alla capacità e alla volontà dei singoli direttori. La stessa area trattamentale si muove in maniera diversa da istituto ad istituto. I detenuti che passano da una realtà penitenziaria ad un'altra, devono perciò ricominciare daccapo e reimparare il funzionamento della struttura. Quindi, a mio avviso, ciò che la nostra Amministrazione dovrebbe fare è dare delle indicazioni affinché gli istituti funzionino in maniera omogenea e coordinata".

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