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Incontro con Padre Floriano Cappellano del carcere di Pesaro
Padre Floriano, francescano conventuale, originario di Ascoli Piceno, 65 anni, già cappellano nel vecchio carcere di Rocca Costanza, è a Pesaro dal 1989. Gli chiediamo del suo impegno e del rapporto che ha con

i detenuti: "Che cosa chiedono i detenuti al cappellano? Credo che spesso si confonda il cappellano con l'assistente sociale. In tutti i colloqui, infatti, l'aspetto spirituale si affronta ben poco. Si parla più spesso di problemi materiali, relativi alla quotidianità. I detenuti mi chiedono indumenti, scarpe, generi alimentari. Una mentalità difficile da rimuovere e che in tanti anni non appare mutata. Nel regolamento penitenziario è specificato qual è il compito del cappellano, pochi però si rivolgono a me per confidarsi e aprire il loro animo. Finisco allora per occuparmi di cose che non attengono esattamente al mio ruolo. Non che quello che faccio non sia importante, anche le cose materiali sono importanti, ma se inserite in una cornice di impegno spirituale. Credo che la peggiore condanna inflitta ai detenuti sia la mancanza di lavoro. La legge italiana nel settore della detenzione è all'avanguardia. Raggiungiamo però veramente le finalità che la legge si pone? Assolutamente no. Alla teoria, che è così chiara nello spirito della legge, deve sempre seguire la pratica. Allora bisogna trovare le metodologie adatte perché questo recupero sia effettivo. Come riusciamo noi a recuperare una persona che non ha niente da fare fino a mezzogiorno? È umiliante per una persona stare in quattro metri quadrati senza fare nulla. Annichilisce ogni volontà".

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