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Incontro con il responsabile dell’Area educativa, Filippo Paternò (nella foto a destra) e con l’insegnante Andrea Farina
    
Filippo Paternò, educatore C3, responsabile dell’Area educativa, 54 anni, originario di La Spezia, a San Remo dal 1982, si racconta: «Se guardiamo indietro possiamo dire che nel vecchio istituto grosse problematiche non ve ne erano, perché il numero dei detenuti era al massimo di 80-90. Oggi il numero è notevolmente cresciuto e da solo devo occuparmi di ben 260 detenuti. Quindi incontro difficoltà enormi. Ciononostante, riusciamo ad assicurare la scuola elementare, quella media, e per i detenuti della custodia attenuata un corso di ceramica, uno di fotografia e uno di di litografia. All’interno abbiamo anche la redazione di un giornale, “Oltre il muro”, al quale collaborano molti detenuti e sul quale scrivono anche docenti universitari. Per le attività ricreative, poi, disponiamo di un campo di calcio. Le difficoltà sono accentuate dalla specificità dell’istituto che ospita detenuti diversi, come collaboratori, a custodia attenuata, ex art. 21 e semiliberi. Per nostra fortuna possiamo contare su un certo numero di volontari, come quelli della cooperativa “Il Cammino”, che ha assorbito circa 30 detenuti che si occupano di manutenzione del verde pubblico. Poi abbiamo attualmente una ditta interessata a creare una sorta di tirocinio di formazione, sempre nel campo dell’agricoltura e del verde, in modo da permettere al detenuto, una volta uscito, di essere inserito nell’azienda. Seguiamo una sorta di trattamento progressivo, dove il detenuto prima viene osservato, quindi viene fatto un programma iniziale di trattamento provvisorio interno per arrivare poi alla fase finale con l’eventuale concessione dei permessi premio. Questo è il primo traguardo. Poi da questo, si passa agli articoli 21, e poi alla semilibertà e all’affidamento, collaborando con la Magistratura di sorveglianza. In questo modo abbiamo inserito nella società, negli ultimi tre anni, circa 60 detenuti con una recidiva, cioè con il ritorno in carcere, di 7 detenuti. Quindi con un risultato più che accettabile, se consideriamo poi che dei 7 detenuti che sono rientrati in carcere, solo uno ha commesso un reato, mentre gli altri avevano solo inosservato le prescrizioni. Oggi però dobbiamo registrare la non realizzazione di un progetto che ci stava molto a cuore: avevamo, infatti, in programma, d’intesa con l’Amministrazione, di utilizzare i mediatori culturali all’interno dell’istituto. Ma dopo il taglio dei fondi, non abbiamo più potuto contare su queste importanti figure di mediatori culturali». L’insegnante Andrea Farina, originario di San Remo, 55 anni, da 20 nella Casa circondariale dichiara: «Insegno matematica e scienze nella terza media e debbo dire che, se la risposta strettamente didattica non è eccezionale, è molto alta dal punto di vista umano. Per migliorare il nostro lavoro di insegnanti è necessario assicurare una maggiore presenza oraria, tanto che stavamo pensando di potenziare l’orario, soprattutto per quanto riguarda le materie scritte. Certo sarebbe auspicabile attivare un servizio territoriale di insegnanti che lavorassero nel carcere anche per gli istituti superiori, con eventuali collegamenti anche con altre carceri del territorio».
    
    

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