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Tra i più noti e più belli, dal punto di vista architettonico, "l'Ucciardone" accusa però mali cronici e necessita di interventi non ancora realizzati
Giuseppe Mazzella
Incontro con Maurizio Veneziano direttore del Carcere "Ucciardone" di Palermo
Se la Sicilia è la regione italiana che possiede il più alto numero di istituti penitenziari, ben 33, l'Ucciardone di Palermo è di gran lunga il più noto.

Avviata nel 1830 e completata quattro anni dopo, la struttura voluta dai Borbone è diventata il più importante carcere della regione. L'istituto, che prese quasi subito il toponimo locale, dovuto pare all'abbondanza dei cardi selvatici, e sostituì quello originario di Grandi Prigioni, sorge nei pressi del porto della città e rappresenta una pregevole testimonianza architettonica ottocentesca, un edificio a raggiera, noto come panottico, edificato secondo le teorie illuministiche. A dirigerlo è il dottor Maurizio Veneziano, 38 anni, nato a Messina, dal 1991 nell'Amministrazione Penitenziaria e dal settembre 2001 direttore dell'Ucciardone. Pur essendo solo da pochi mesi alla direzione del carcere palermitano, il dottor Veneziano ha le idee chiare su quello che bisogna fare per ottimizzare il suo lavoro e quello dei suoi collaboratori. Tra una telefonata e un rapido passaggio nelle sezioni, mentre fuori il suo studio si prenotano, per essere ricevuti, avvocati e familiari, così ci parla del suo impegno quotidiano: "Intanto va ricordato che la struttura a raggiera del carcere ha un suo fascino, anche se potrebbe apparire fredda. In realtà non è così, perché basta girare all'interno, per trovare ampi spazi di verde, enormi alberi secolari di grande bellezza, sui quali insiste il vincolo della Sovrintendenza. I reparti detentivi sono otto, mentre inizialmente erano nove: uno, infatti, è stato destinato ad ospitare la caserma del personale di Polizia Penitenziaria, mentre nella quarta sezione è stato installato il centro diagnostico-terapeutico. I reparti utilizzati però realmente sono cinque, perché tre sono chiusi, due per urgenti interventi di restauro, e uno a causa della cronica carenza di personale".

Direttore, quali sono gli interventi più urgenti per l'Ucciardone?
"Le problematiche di questo carcere sono innanzitutto legate alle condizioni strutturali, che richiedono continue e costose manutenzioni, unitamente alle difficoltà causate dai locali precari destinati alle forze di Polizia Penitenziaria, costrette a vivere in spazi assolutamente insufficienti. Del resto, modifiche strutturali sono impensabili in un monumento architettonico qual'è l'Ucciardone. Ogni intervento, anche il meno impegnativo, richiede il necessario nullaosta, con gli aggravi burocratici inevitabili che finiscono per limitare la fruibilità di ulteriori spazi per gli uffici.
Qualche anno fa c'era stata l'intenzione da parte del Comune di riappropriarsi di questa struttura, con vari progetti, tra i quali uno che ne prevedeva la trasformazione in museo. Sicuramente l'Ucciardone è uno degli istituti più belli dal punto di vista della struttura architettonica e della ricchezza botanica che si conserva al suo interno.
Va subito ricordato che in questa antica struttura sono rinchiusi mediamente tra 700 a 800 detenuti, di cui solo un centinaio con condanna definitiva. Molti dei detenuti sono legati a situazioni pregresse di tossicodipendenza o denunciano gravi disagi soprattutto di tipo economico. Il lavoro, infatti, resta per tutti un male cronico, una necessità e un'opportunità disattese per la maggior parte dei detenuti. Del resto l'assegnazione sui capitoli di spesa per quanto riguarda il pagamento di attività lavorative è del tutto insufficiente".

Quali sono le attuali attività lavorative?
"Abbiamo un centinaio di persone che si occupano di attività domestiche, a rotazione, per consentire e dare la possibilità un po' a tutti, anche se per poco tempo, di svolgere una attività lavorativa".

Quali sono le altre emergenze?
"L'Ucciardone, in effetti, è una realtà complessa da governare, dove le varie professionalità esistenti riescono quotidianamente, ma con grande sacrificio, a portare avanti i propri compiti, nonostante i limiti e le carenze che si manifestano ogni giorno. Una serie di professionalità che alla fine convergono verso l'obiettivo finale, che è quello del funzionamento della struttura.
Per quanto riguarda le emergenze dell'Ucciardone, oltre alla necessità di maggiori risorse umane, c'è l'esigenza di una maggiore informatizzazione. Sicuramente le nuove tecnologie potrebbero coadiuvare il personale nei compiti sia di sicurezza che trattamentali. Un altro importante apporto potrebbe essere costituito dai corsi professionali, elaborati sulla base di una previsione finalizzata allo sbocco occupazionale. Grazie a una vera e propria ricerca di mercato, con dati forniti dall'Agenzia dell'impiego o da altre strutture o enti che si occupano dei bisogni di tipo lavorativo, si dovrebbero individuare spazi lavorativi percorribili. Bisognerebbe avviare un processo inverso a quello adottato sin qui, verificare cioè prima quali sono le richieste e su queste, poi, costruire. Solo così la sinergia tra carcere ed enti locali potrà dare buoni frutti. Ecco perché è sempre più necessario collaborare con l'esterno: non possiamo abbandonare il detenuto al momento in cui viene dismesso dalla struttura carceraria. Se lo facciamo, presto sarà costretto a ritornarci. L'Amministrazione si deve convincere che, se si fa carico del detenuto mentre è dentro l'istituto, è necessario che non sia assente al momento del suo reinserimento nella società".

E le autorità religiose?
"Anche le autorità religiose partecipano attivamente a questo programma di recupero, non solo con la costante presenza in occasione delle celebrazioni solenni del Natale e della Pasqua, in cui viene celebrata la S. Messa all'interno dell'istituto, ma con una serie di contributi che garantiscono l'assistenza religiosa all'interno della struttura, attraverso sacerdoti, diaconi, ed altri volontari. La Chiesa è molto vicina al mondo carcerario".

E i mass media?
"Anche la carta stampata e gli organi di informazione in genere hanno una grande sensibilità e interesse verso il mondo del carcere e stanno facendo molto per valorizzare la nostra attività. Purtroppo ancora non molti sanno che il nostro Corpo di Polizia Penitenziaria ha una storia molto antica. La visibilità all'esterno è ancora viziata da antiche remore. Mi riferisco non soltanto alle prevenzioni nei riguardi dell'istituzione carcere, di cui si conosce ancora abbastanza poco. Il nostro compito istituzionale non è soltanto quello per cui è nato originariamente il carcere, cioè quello di custodire, concetto questo ormai superato abbondantemente. Oggi, dopo le recenti riforme, al personale di Polizia viene riconosciuto anche il compito del trattamento, per realizzare quelle che sono le finalità sociali della persona. Dare visibilità e importanza a questo importantissimo ruolo istituzionale non farà che galvanizzare sempre più gli operatori impegnati a qualsiasi livello. Effettivamente quella demotivazione che serpeggia tra gli agenti non è un problema di riconoscimenti economici, o almeno non solo, ma attiene soprattutto alla sfera della funzione alla quale sono chiamati".

Basta questo?
"Certo non basta solo questo. Sarà necessario dare corso ad una ristrutturazione della nostra Amministrazione. Lo sviluppo dei ruoli potrà essere veicolo di importanti conquiste se associato a tutta una serie di corsi di riqualificazione del personale.
La formazione è sicuramente un investimento nel tempo, se realizzata in maniera diffusa e costante. La figura del direttore manager, alla luce delle nuove normative, ritengo non sia altro che il riconoscimento di quanto il direttore fa attualmente. Ci avviamo verso una privatizzazione sempre più necessaria, per consentire interventi veramente efficaci. E allora questo non può che unirsi alla dotazione di nuovi strumenti economici. Mi auguro che quanto prima il dirigente-direttore possa concordare con l'Amministrazione le risorse necessarie per la gestione del proprio istituto.

Qual è il suo sogno nel cassetto per l'Ucciardone?
"Il mio sogno è rendere questo istituto ancora più vivibile, sia per il personale di Polizia Penitenziaria, sia per la popolazione detenuta. E anche la città di Palermo è impegnata in questo bisogno profondo di riscatto".
Dell'intenso impegno che bisogna profondere quotidianamente nell'istituto ci parla anche uno dei vice-direttori, Anna Internicola, da quattro anni all'Ucciardone: "Mi occupo prevalentemente dell'ufficio matricola - dichiara - da quando nel 1998 sono stata messa a capo di quell'ufficio, che ha ovviamente il suo responsabile, e seguo una sezione all'interno dell'istituto che, ospitando detenuti prevalentemente condannati, è un settore che coinvolge maggiormente le attività degli educatori. In un istituto grande come questo, il carico di lavoro è tanto, ma devo dire che le persone che vi lavorano sono tutte qualificate e con grande esperienza e riescono ad ottenere grandi risultati".

L'Istituto in cifre

Tipo di istituto: Casa circondariale
Indirizzo: via Enrico Albanese, 3
Anno di costruzione: 1830 (data di inizio dei lavori)
Modello architettonico: panottico
Capienza detenuti: 560
Presenza effettiva: 720
Numero di sezioni: l'istituto dispone complessivamente di 8 sezioni. In atto sono in funzione soltanto 4 sezioni (2°, 6°, 7° e 9°)
Numero di camere detentive: in atto utilizzate: 182

Elementi specifici
Strutture sportive: campo sportivo e palestra
ricreative: teatro (capienza 100 posti)
religiose: cappelle all'interno delle sezioni
lavorative: officine falegnami, fabbri, calzolai
spazi sociali: area verde

Dati relativi al personale
Personale di Polizia Penitenziaria:
Uomini: 477
Donne: 5
Operatori Amministrativi: 60
Operatori Sanitari: 53 (specialisti, medici incaricati e provvisori, medici di guardia, infermieri a parcella e di ruolo)
Tecnici (di ruolo e non): 4
Personale Area Educativa: 5 educatori + 1 educatore in distacco per giorni 3 settimanali

Rapporti con
Volontariato: buoni
Enti locali: buoni
Altri Enti: buoni

Attività
Scolastiche: n. 2 corsi di scuola elementare; n. 4 corsi di scuola media per lavoratori
Culturali: n. 4 corsi di formazione professionale (barbiere, pizzaiolo, ceramista, riparatore radio Tv)
Ricreative: n. 3 corsi di attività motoria UISP

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